la creazione di un ricordo

di Marcello D'Onofrio

di Marcello D’Onofrio

Ho creato un ricordo, con stupore e meraviglia sopratutto di federica che non ci credeva ormai più e ogni volta che si guardava indietro le toccava tingersi i capelli per strapparsi un sorriso di donna; è venuto fuori piuttosto bene, come tutti gli altri e ci ha messo del tempo.

Ha bisogno di maturare per mesi, raccogliere tutte le immagini, gli odori, i profumi e le musiche che hanno animato questi tempi e miscelarli insieme per ottenere la grande sensazione, quella che in un attimo ti rimanda al ricordo creato. Sono state immagini piuttosto estive di parchi verdissimi dove incontrarsi con sconosciuti o discutere di filosofia orientale con Cyril o le domeniche mattine deserte di fronte al municipio; odori pungenti tipo zaffate metropolitane strafritte troppo presto la mattina dal popolo del full fry in chiesa o condensatore di subway & ristorante indiano al secondo piano, o prima ancora odore di capitale  che dorme solo per metà, con l’altra metà racconta ancora il sabato notte sulle panchine; il jazz e il martini dei divanetti di pelle rossa dove smettere di pensare per un attimo, o almeno finché la tromba non si sgonfi le guance e si asciughi la fronte esausta e appagata, o ancora Van Morrison che se la canta madame george fra i viali dove è cresciuto e dove in qualche modo sto crescendo io ora: con gli alberi in fila e le terraces uguali e il cielo grigio e le scarpe a punta.

S’è proposto, il ricordo, insospettabile di quella domenica che m’ha raccontato “sono stato qui, ho vissuto queste strade, questi palazzi, questo cielo e questa pioggia, questi giorni e questi tempi turbolenti” e da allora resterà per sempre.

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