il fianco della mia donna

di Marcello D'Onofrio

[Fra tutti i possibili squilibri che un uomo può vivere in virtù di,]

E’ come una specie di camminata a dorso di asino sulla cresta di una montagna tipo tibet o posti anche piu verdi, raggiunto il passo si procede in silenzio lungo il crinale, se ne vedono parecchie di panoramiche così nei film, di solito con una bella musica con flauti o roba simile, e si è saggi in quel frangente lì, molto saggi; oppure come le ballate country-blues anni 70′ statunitensi di quelle che se ascolti oggi dici “porcamiseria che roba, e staresti li a ciondolarti all’infinito con la schiena appoggiata alla parete terrace del tuo appartamento vittoriano dal quale si vede lo strand e tutto il molo se solo ti affacciassi ma puoi solo tenerti la testa fra le mani piano, e pensare “non finirà”; o come nei posti dietro di un taxi tx3: nero sei piuttosto ubriaca o stanca o altro e ti sballotta un po l’andamento e il tassista non sa nulla di te e tu pensi “il tassista non sa nulla di me, posso fare quello che voglio” e allora dici una parola a caso ma quello e’ abituato e dà solo un occhiata allo specchietto interno e tu te ne accorgi e ti sta bene così, poi dai un bacio al vetro interno del taxi umido e probabiomente resterà lì per sempre. Ecco. E’ questo il fianco della mia donna, quando ha la pelle d’oca.

[c’è il mio: il fianco della mia donna]

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