ilcaosdentro

Mese: luglio, 2015

Dramma in quattro atti: Nekrassov e Arabella [esistenza e realtà]

di Marcello D’Onofrio

ATTO PRIMO

Nekrassov : ho visto un uomo stamattina
Arabella: si, li vedi sempre, me lo racconti tutte le volte
N : questo era diverso
A : ah si? era come quello di martedi o di giovedi? (sarcastica)
N : no no, era diverso (non si rende conto del sarcasmo di lei)
A : bene, descrivimi anche questo dunque
N : si si, era sulla banchina del treno, se ne stava li come tutti gli altri..
A : visto? come tutti gli altri! (interrompendolo)
N : ma era diverso, si muoveva in un modo… aveva un cappellino bianco e rosso con la visiera di quelli che le persone reali non portano
A : che vuoi dire?
N : che, ecco, non sembrava reale. I suoi movimenti, quel copricapo, e gli occhi grandi, non sembrava una persona reale
A (si interessa) : ah si? e che aveva di strano quel cappello?
N : ma non è solo il cappello, era tutto… i movimenti, gli occhi grandi, la postura! Se ne stava con una postura poco umana, come se a guardarlo non ti aspetteresti che si muova, come una figura dalla quale non ti aspetti la vita, o un movimento
A : però hai detto che si muoveva
N : mmm si si, l’ho detto
A : dunque?
N : dunque erano movimento non prevedibili, come il movimento di una carta per terra mossa dal vento, o i rami di un albero o una tenda.. cioe, movimenti prevedibili ma non nella loro esattezza; sai solo che potrebbe muoversi, potrebbe farlo ma non sai con quali modalità ne per mezzo di cosa ne, se si muoverà, dove potrebbe arrivare.
A (silenzio)
N : saresti in grado di dire quanto lontano può arrivare una cartaccia per strada se viene vento? In realtà non potresti nemmeno stabilire se si muoverà o no, magari c’é dello sporco che la tiene incollata a terra, o magari il vento è troppo debole
A : no, non saprei dirlo infatti.
N : bene, abbiamo chiarito il concetto di movimento che intendevo
A : dunque cosa è successo dopo? se è successo qualcosa..
N : si si, ecco, ero così insicuro che fosse reale o meno, che l’ho toccato
A : l’hai toccato?
N : l’ho toccato
A : perché?
N : perché volevo accertarmi che fosse vero. E l’ho toccato, ho sentito la sua materia e la stoffa della sua camicia e tutto il resto
A : e lui come ha reagito?
N : si è solo girato verso di me, allora io gli ho detto “sei reale”
A : vai avanti…
N : e a quel punto mi ha guardato con una espressione talmente strana che, nonostante lo stessi toccando (si, avevo ancora la mia mano sul suo braccio) mi continuava a parere essere non reale
A : anche se lo stavi toccando? Ti rendi conto che ti eri accertato di… della sua materia, della sua camicia e tutto il resto?
N : si, ma la sua reazione è stata così poco reale!
A : come è una reazione reale?
N : poteva dire, che so, “sento che mi stai toccando”, quello sarebbe stato un fermo riscontro della sua realtà, si si, invece ha solo guardato
A : e il suo sguardo non era abbastanza reale?
N : no, per via degli occhi, già te l’ho detto prima che quegli occhi grandi non sembravano reali, come tutto il resto daltronde.
A : e cosa hai fatto poi?
N : mi sono pentito di aver dato un giudizio così immediato sulla sua realtà, e ho pensato che se magari non fosse stato reale si sarebbe potuto offendere per via della mia affermazione. Capisci? Ho pensato che la materia definisce cosa esiste e cosa no, è una cosa stupida
A : è una cosa logica
N : la logica è stupida allora
A : la logica è razionale
N : non credo che la ragione generi sempre la verità, anzi
A : non ho mai parlato di verità
N : no, l’ho fatto io, vedi, la mia ragione – dopo averlo toccato – mi ha fatto dire “sei reale”, questo è di fatto un percorso logico, ma non per questo vero. Quindi posso essere logico, razionale, stupido e bugiardo allo stesso tempo.
A : (sovrappensiero) mmm ma hai affermato che quel tizio fosse reale solo in base ad una tua supposizione
N : ed è in base ad una mia supposizione che ho pensato l’esatto contrario! Che poi è quello che continuo a credere tutt’ora. Perché per esempio non mi sono accostato a quell’uomo e, senza toccarlo, non ho detto “non sei reale”?
A : forse perché non ne eri convinto e hai voluto toccarlo per accertarti che lo fosse
N : appunto, il tatto non può da solo decidere prerogativa sull’esistenza di qualcuno
A : il tatto resta un buon modo per definire se qualcuno o qualcosa esista
N : si, ma non deve essere vincolante, quindi evitare di dire “esiste solo quello che si può toccare”
A : può darsi (distoglie lo sguardo)
Nekrassov allunga la mano e con un dito tocca il fianco di lei
Arabella salta e lo guarda stupita : che fai?
N : ecco, quando ho detto che il tatto non va usato come unico strumento per accertarsi dell’esistenza di qualcosa tu hai subito abbassato lo sguardo come se fossi certa del contrario, e come se sapessi che tu stessa – in virtù di questo – non esisti, e volevo accertarmi..
A : e..?
N : non so, ho toccato il tuo fianco, ma questo non prova che tu esista
A (ammutolita)
N : ma forse il fatto che tu mi abbia chiesto un riscontro ti pone in una luce diversa di esistenza, l’uomo che ho toccato non mi aveva chiesto nulla
A : un sasso non ti chiederebbe nulla, eppure esiste
N (pensoso)
A : vuoi negare l’esistenza dei sassi, e degli oggetti e di tutto quello che non è in grado di chiederti o darti un riscontro verbale della loro esistenza?
N : io non nego nulla, io sono solo uno che osserva e penso che un sasso, anche se tangibile, non è necessariamente qualcosa che esiste, vedi, io vengo dopo…
A : come puoi definire se qualcosa esiste o meno allora, come puoi dire se quel sasso esiste o no
N : no, ecco, ho toccato il tuo fianco ma non posso confermare che tu esista, quindi se non credo di poterlo fare con certezza su una persona non vedo come possa farlo su un sasso.
A : no, è sbagliato, in genere si passa dall’elemeno meno complesso al più complesso, per esempio “se non so dirlo di un sasso non vedo come possa farlo di una persona”
N : ah si?
A : mah, non ha molta importanza comunque
N : non saprei
A : non so quanto consideri un’affermazione fatta da una persona di dubbia esistenza (risatina)
N : non dirlo
A (divertita) : la mia esistenza a questo punto è in totale dubbio!
N : non dovresti dirlo affatto
Arabella divertita d’aver trovato una corda sensibile, continua : potremmo anche essere entrambi due persone in gradi di toccarsi a vicenda e in grado di stabilire, in funzione di questo, la loro reciproca esistenza, ma potremmo comunque essere entrambi non veri, non reali.
Nekrassov ha un fremito alla mano sinistra, vorrebbe toccarsi ma si contiene
A : vedi, le cose sono veramente reali e normali quando confrontate con qualcosa di esterno, ma in relazione a loro stesse potrebbero essere qualunque cosa; siamo un sistema chiuso inesistente (afferma con un sorriso)
N (sta prendendo sul serio la cosa) : quale sistema esterno? che confronto esterno?
A : se tu fossi in una stanza con altre persone e iniziassi ad urlare, solo tu, saresti una persona che urla, e un esterno noterebbe nel sistema stanza che tu sei l’elemento che non va, l’elemento diverso. Ma se tutti nella stanza urlassero, un osservatore esterno direbbe “ecco, nel sistema stanza tutto procede bene, è un sistema stanza di urlatori”. Sarebbe piuttosto strano il contrario
N : e cosa c’entra con l’esistenza questo?
A : la nostra esistenza potrebbe essere vera solo in relazione a noi stessi, ma un esterno, reale, potrebbe pensare “guarda quei due poveretti, continuano a dirsi a vicenda che esistono”
N : e chi ci dice che non sia lui quello non reale? Lui avrebbe più motivo di noi di essere inesistente dal momento da solo afferma la sua stessa esistenza, noi possiamo affermare la nostra a vicenda. Sono due pareri contro uno.
A : tu hai già detto che non sei sicuro della mia esistenza
N : posso ritrattare se serve a confermare anche la mia, di esistenza
A : non ti pare che sia un poco egoistico affermare la propria esistenza?
N : come il tizio esterno che ci guarda?
A : si, quel bastardo
N : affermiamo che esistiamo noi, così lui cesserà di esistere immediatamente
A : si, mi sembra una buona idea (poggia una mano sul petto di lui) io ti sento, quindi esisti
N : e tu esisti in virtù del fatto che senti la mia di esistenza
A : bene
N : bene
A : bene
N : come la mettiamo col tizio del treno?
A : magari era lui l’esterno che doveva giudicarci
N (terrorizzato) e io gli ho detto che era reale!
A : ma non l’hai pensato comunque, e nonstante averlo toccato continui a pensare che non sia reale
N : si, infatti.
A : che aspetti il suo treno dunque
N : un treno surreale.

ATTO SECONDO

Nekrassov e Arabella sono seduti ad un caffè e aspettano un amico, Gregorio

Nekrassov : beh? Te ne stai zitta zitta
Arabella : non ho nulla da dire, tutto qui. Tu vuoi sempre che dica qualcosa
N : non voglio che tu parli, voglio piuttosto che non te ne stai muta
A : che differenza fa?
N : se volessi soltanto sentirti parlare mi andrebbe bene qualsiasi cosa dicessi, ma non è così, voglio vedere che non stai zitta, e che dici una cosa ogni tanto di quelle che ti frullano nella testa
A : pretendi troppe cose che alla fine mi fanno stufare
N : è anche per questo che prima ho dubitato della tua esistenza
A : ormai abbiamo confermato la nostra esistenza, non puoi ritrattare, anche perché spariresti anche tu, con me
N : si si, me lo ricordo
A (pausa, poi vede Gregorio avvicinarsi) : eccolo che viene
N : guarda come cammina bene, lui si che è uno ben reale e definito
Arabella ignora l’osservazione di Nekrassov e saluta Gregorio) : ciao Gregorio, vieni, siedi con noi
Gregorio è un ragazzo molto insicuro, tituba parecchio prima di scegliere su quale sedia sedere e continua a guardare nervosamente a turno prima l’uno, poi l’altra abbozzando sorrisetti
Nekrassov si limita a sorridergli e ad ammirare l’essere reale di Gregorio
A : allora, come va?
G : guarda qui (gregorio stende le mani davanti ad Arabella) ho tagliato le unghie della mano sinistra
A : perché non la destra?
G : credo di avere le dita della mano destra più corte, quindi lascio le unghie più lunghe, così non me ne accorgo
Nekrassov da una leggera gomitata ad Arabella e le sussurra piano : te lo dicevo che è uno che esiste alla grande!
Arabella esamina le dita di Gregorio : si, in effetti sono più corte nella destra
G : che faresti se avessi anche tu le dita più lunghe in una mano?
A (per spaventare gregorio) : probabilmente taglierei via l’ultima falange delle dita più lunghe…
Gregorio inorridito chiude le dita a pugno e ritira le mani
N : non darle retta, sarebbe piuttosto capace di attaccarsi delle falangi finte nella mano con le dita più corte, le donne difficilmente si privano di qualcosa, piuttosto preferiscono aggiungere
A : questo non è esatto
N : di cosa ti sei privata negli ultimi due mesi?
A : del rammarico di non aver comprato un vestitino rosso lo scorso giovedì. E bada che questo vale doppio
N : perché mai?
Gregorio che pareva non aver seguito il discorso, risponde : perchè le privazioni sono due, la prima è per non aver comprato il vestitino, e la seconda è per essersi liberata del rammarico di non averlo comprato
A : è esatto
N : perché non l’hai comprato?
A (divertita) : per avere una risposta valida da darti oggi e smentire una delle tue tante idiozie
N (non si rende conto dell’assurdità dell’affermazione ne del tono burlesco di lei) : credo che saresti stata più felice se avessi comprato quel vestitino rosso ed  avresti avuto una coscienza intellettuale al fosforo; anche perchè se lo hai fatto apposta non ha valore, è solo per avvalorare una tua tesi o piuttosto smentire la mia
A : cosa è una coscienza intellettuale al fosforo?
G : è la coscienza di se, quella che sviluppi quando ti rendi conto che hai le dita della mano destra più corte dei quelle della sinistra, per esempio, credo
N : no in realtà mi piace la parola fosforo ed erano giorni che cercavo un pretesto per usarla, ma è così difficile!
A : fosforo sta bene con coscienza, si si
N : quel vestitino rosso ti sarebbe stato bene allo stesso modo
G : fosforo
A : cosa è, poi?
N : fosforo, cosa senno?
A : si, ma cosa è?
G : sono solo lettere che creano suoni che creano immagini che creano sensazioni che creano pensieri
A : fai della poesia?
G : ma no, cioè, si
N : non credo stesse facendo della poesia
A : zitto tu. Va avanti Gregorio!
G : si, ecco, pensieri che creano ideali che creano azione!
A (entusiasta) : si si, vai avanti ancora!
G : e poi ancora vestitini rossi ovunque cuciti con ciò che resta dei rimorsi sfilacciati di tutte le ragazze del mondo, e ancora tavolini rotondi come questo e sigarette spente nel posacenere e cenere che suona quasi come fosforo…
A (eccitata) : si! si! una poesia bellissima!
Nekrassov è accigliato e perlplesso
G (conclude la sua poesia) : …e un cenno del capo di una donna che fa sì, è tutto quello che basta ad un uomo!
N : è la poesia più assurda che abbia mai sentito
A : sei geloso?
N : dovrei?
A : forse, una volta hai scritto anche tu dei versi
N : te l’ho detto tante volte che non erano versi, erano avvenimenti, cose che succedevano alle quali assistevo, e comunque non ti sono mai piaciute
A : no, erano troppo reali, troppo poco poetiche
N : non era mio intento far poesia infatti
A : avresti dovuto, vedi Gregorio come ne ha fatta? Bravo Gregorio! (applaude)
G (imbarazzato) : dovrei scriverla la prossima volta, già non la ricordo più
A : ah ma non importa, la poesia va letta una volta per ogni volta che la si pensa
G : eh?
A : non lo so, ho detto una cosa che mi è piombata in testa ma non saprei spiegarla
N : questo è il genere di cose che mi piace sentirti dire, queste cose che piombano così
A : sei contento allora?
N : si, ma non bisogna dirlo, solo viverlo
G : siamo qui che parliamo da un po’ e non ho ancora bevuto nulla, tantovale che me ne vada. Quella poesia mi ha proprio sfiancato
A : bene, se devi andare vai allora. Potevi bere qualcosa certo..
Gregorio fa per alzarsi, poggia le mani sul tavolo, le ispeziona ancora un momento, poi si alza definitivamente, saluta e se ne va.
N : è proprio vero. Chiunque altro avrebbe ordinato un caffé o un succo o chissà cosa invece lui no, è venuto qui, ha improvvisato quella poesia orrenda e se ne è andato senza bere nulla. E’ una delle persone più reali che conosca
A : non era orrenda
N : ti piaceva davvero?
A : non lo so. Si. No. Non lo so, non ha importanza ora, ormai è andata
N : gli piaci
A : non quanto piaccio a te
N : no, forse no. Perché pensi che mi piaci?
A : perché ti tratto con superficialità eppure mi sei sempre intorno
N : e perché mi tratti con superficialità?
A : perché mi sei sempre intorno
N : l’hai usata già come conseguenza del fatto che mi piaci, non vale
A : vale tutto
N : sei una ragazza svogliata
A (si intristice) : si
N : dovresti fare qualcosa al proposito
Arabella comincia a piangere piano
N : che hai ora?
Arabella si accosta a Nekrassov e appoggia la testa sulla spalla di lui
A (in lacrime) mi dici ancora che esito?
N (in silenzio, ammutolito)
A (ancora in lacrime): dimmi almeno che esisti tu
N : non è così che funziona, è una cosa che si deve costruire col tempo. Adesso calmati però.

ATTO TERZO

Arabella ed un uomo, per strada. Lei è ferma davanti ad una vetrina, lui le si avvicina.

Uomo : salve signorina
Arabella si volta e guarda l’uomo
U : perdoni la mia intrusione, l’ho vista guardare questa vetrina giovedì, e la ritrovo qui oggi
A : cosa fa, mi segue?
U : ma no, affatto (sorride pacato)
A : beh allora non dovrebbe sapere che sono venuta qui anche di giovedì
U : beh eppure ero qui. (accenna col capo alla vetrina) Quel vestitino rosso le piace proprio eh?
Arabella si fa un poco rossa : tante cose mi piacciono a questo mondo
U : sicuro, anche io sono passato un paio di volte davanti a questo berretto prima di comprarlo (indica il copricapo rosso e bianco che indossa)
A : beh non è affatto bello invece
U : ah no? e perche?
A : una persona reale non se lo metterebbe mai
U : dici questo per tuo conto o l’hai sentito da altri?
A : non ha importanza
U : oh invece si che ha importanza, vedi, due pareri fanno una realtà, mentre un solo parere fa una affermazione
A : che vuoi dire?
U : che se due persone pensano che il mio berretto non verrebbe ma indossato da una persona reale, beh, forse hanno ragione. Ma se a dirlo è una sola persona, e tutte le altre si astengono o prendono per buona quella affermazione, resta appunto una affermazione, niente di più.
A : due matti dicono il vero, piuttosto che un sano, dunque?
U : non si parla di verità, ma di realtà. Se due matti che dicono la stessa cosa, beh puoi star certa che quella cosa è così. Ma se un sano dice una cosa, non saprai mai se è una stupidaggine o una realtà
A : non ha molto senso quello che dice, e poi ha anche smesso di darmi del lei, non dovrebbe, nemmeno la conosco
U : mi perdoni
A : ormai non ha senso tornare a darmi del lei
U : come preferisci
Una ragazza entra nel negozio.
A : e comunque, se due matti dicessero una stupidaggine, sarebbe anche in quel caso reale?
U : si, sarebbe una stupidaggine reale
A : ma resta una stupidaggine
U : preferiresti che ti venisse detta una reale stupidaggine o una falsa affermazione?
A : certe volte le false affermazioni vanno dette
U : non rispondi alla mia domanda
A : preferirei una reale stupidaggine, detesto le bugie
U : bene, ora ti dirò una reale stupidaggine
A (in attesa)
U : io e te siamo due matti
A : quindi diciamo reali stupidaggini?
U : c’é questa possibilità, si, se concordassimo nel dirle
A : beh io non mi sento una matta, il mio compagno, Nekrassov, un po’ lo è
U : perché lo pensi?
A : non sono fatti che ti riguardano
U : mi scuso
A : bene
Una ragazza esce dal negozio, indossa il vestitino rosso che non è più esposto in vetrina.
L’uomo indica la ragazza che si allontana : che te ne pare?
A : non mi fa nessun effetto, questa mattina mi sono già privata del rimorso di non aver comprato quel vestito
U : eppure sei tornata qui
A : si, volevo vedere che forma avesse la mia privazione
U : e che forma ha?
A : la forma di un vestito rosso, la stessa che avrebbe se non me ne fossi privata
U : perché non l’hai comprato poi?
A : perché ho capito che non ne avevo bisogno, lo volevo e basta, e se dovessi ottenere tutto quello che voglio ogni giorno di ogni mese, mi ritroverei con cianfrusaglie inutili. Cerco di capire cosa realmente voglio prima di prendermelo.
U : e cosa hai preso finora?
A : il mio compagno
U : il matto?
A : si, il matto
Nekrassov sopraggiunge, guarda l’uomo e si blocca di colpo riconoscendo in lui, il tizio sulla banchina del treno che aveva toccato. L’uomo gli sorride
A : che hai?
Nekrassov dando le spalle all’uomo sussurra ad Arabella : è lui! L’uomo non reale!
A : impossibile! l’avevamo fatto sparire quando abbiamo affermato la nostra di esistenza
N : si ma è ancora qui, è lui!
A : che facciamo ora?
N : dobbiamo dirglielo in faccia credo. E’ tutta colpa mia, sono stato io a dirgli che era reale
U : salve, tu devi essere il matto! (porge la mano a Nekrassov che si volta diffidente)
Nekrassov esamina la mano, poi si rivolge ad Arabella : ha anche le dita dellla stessa lunghezza, il che vuol dire che non ha una coscenza a fosforo (storce la bocca)
U : si si, devi proprio essere tu il matto, non ci sono dubbi
Arabella resta interdetta
L’uomo ritira la mano dal momento che Nekrassov non la stringe, poi un po contrariato : non sta bene rifiutare una amichevole stretta di mano
N : ci siamo già incontrati, perché allora non mi porgesti la mano?
U : beh perché mi stavi già stringendo, il braccio e non la mano, ma lo stavi facendo (sorride)
N : era solo per…controllare
U : cosa? che Esistessi
N : propriamente
U : e deduco che ne sei rimasto soddisfatto visto che non hai mancato di ricordarmi che sono reale, in quella occasione
N : ma non lo penso, adesso, ne prima
A : e non lo penso nemmeno io
L’uomo in quel momento chiude la bocca e si ammutolisce
Nekrassov lo guarda esterrefatto, poi sorride eccitato ad Arabella : si! Brava! Bastano due pareri per fare una realtà! Sei intervenuta al momento giusto
A : quindi è così che si è quando non si esiste? Muti come un pesce e con gli occhi vuoti.. (esamina l’uomo)
N : non ha importanza come si sta, ha importanza che io e te siamo reali, e questa volta glielo abbiamo detto in faccia
Arabella si getta al collo di Nekrassov e lo bacia
N : non credi che potremmo essere pericolosi?
A : che vuoi dire?
N : decidere sull’esistenza di altri…
A : lui non si sarebbe fatto scrupoli a decidere sulla nostra a quanto pare
N : il mondo è pieno di persone malvagie
A : già, ti fanno sparire in un attimo, come nulla..
N : guarda lì, che sguardo perso, è proprio inesistente ora, con quel ridicolo berretto per persone inesistenti…
A : gli sta bene però
N : se non sta bene a lui a chi altri?
Arabella esplode in una risata, poi, rivolta a Nekrassov : se un matto!
N : sei un po’ matta anche tu dai!
In quel momento l’uomo riprende vita, si stropiccia gli occhi e si stiracchia
Arabella tappa la bocca a Nekrassov con un gesto istintivo : no! Cosa dici! Ora siamo due matti e due matti dicono stupidaggini reali!
Nekrassov guarda incredulo Arabella, poi l’uomo che ha ripreso ad esistere. Prova a parlare ma Arabella le tappa ancora la bocca, quindi bofonchia qualcosa verso Arabella.
A : esatto, se siamo due matti che dicono stupidaggini, tutto quello chee abbiamo detto su di lui era una stupidaggine, quindi esiste ancora! (comincia a singhiozzare)
L’uomo pare sia ancora un poco intontito : oh, perché piangi cara?
Arabella continua a tenere le mani sulla bocca di Nekrassov e singhiozza : io non sono matta no, devi essere solo tu il matto (singhiozzi) ma se lo dico solo io non ha valore, deve dirlo qualcun altro (singhiozzi)
U : su su, cara, non piangere così
Arabella continua a piangere e a tenere Nekrassov azzittito; poi si rivolge ad una passante che camminava da quella parte : ei tu! tu! (singhiozzi) di che non sono matta! per favore!
La passante si spaventa e corre via. L’uomo “fa no” col capo e tenta ancora di tranquillizare Arabella che però è nel panico.
U : vedi, nessuno ti darebbe della sana di mente in queste condizioni, prova almeno a calmarti prima di chiedere un parere
Nekrassov finalmente si libera della presa della ragazza e chiede spiegazioni : perché si è risvegliato? che vuol dire quella storia dei due matti?
A (parla fra i singhiozzi) : ecco vedi, se due matti dicono una cosa è possibile che sia una stupidaggine, reale, ma sempre stupidaggine… e quindi non vale più quello che abbiamo detto di lui, perché tu hai detto che anche io sono un po’ matta.. (singhiozza piano adesso)
N : quindi è stato tutto inutile
A : …e io preferisco che mi si dica una stupidaggine piuttosto che una bugia
L’uomo porge un fazzoletto ad Arabella, che lo prende e si soffia il naso
N : come è soffiarsi il naso con un fazzoletto reale?
U : vorrai piuttosto chiederle come è soffiarsi un naso inesistente con un fazzoletto reale
Arabella e Nekrassov sbarrano gli occhi
U : si beh, se io esisto, saprete bene quale è la condizione affinche questo accada
Nekrassov non si contiene e comincia a toccarsi. Arabella smette improvvisamente di piangere e gli da uno schiaffo.
A : smettila, puoi toccarti quanto vuoi, ha ragione, non esistiamo più.
Nekrassov è senza parole e contnua a darsi pizzichi ovunque
U : posso riavere il fazzoletto, per favore?
Arabella glielo porge.
U : uh, grazie.
Cala un silenzio innaturale fra i tre. L’uomo decide di romperlo
U : beh, dunque, credo che dovreste andare ora, sapete, questa strada, questo marciapiede, questa vetrina, il suo rimorso che se ne va in forma di vestito rosso e tutto il resto, sono cose per persone reali, non potete stare qui.
A : e dove andiamo?
U : non lo so, non dovremmo nemmeno parlare in realtà
A : andiamocene Nekrassov
N : non è giusto
U : comunque devo lasciarvi, ho una attività da portare avanti (indica il negozio di vestiti)
A : sei il proprietario di quel negozio??
U : e fino a pochi minuti fa ero anche il proprietario di quel vestitino rosso, il che mi rendeva di fatto proprietario di un tuo rimorso
Arabella si porta le mani al petto come privata di qualcosa di intimo e prezioso.
A : dovrei inseguire quella ragazza e strapparglielo di dosso
U : dovreste andare puttosto, davvero. A presto
L’uomo entra ne negozio, si posiziona dietro la cassa e, attraverso la vetrina continua a guardare i due fuori, sul marciapiede impietriti.
Arabella prende per un braccio Nekrassov e fa per dirigersi verso una direzione qualsiasi, poi si blocca e prende quella opposta, ma si blocca ancora
A : dove dobbiamo andare?
N : se non sappiamo dove vogliamo andare, non ha molta importanza quale direzione prendere.
Nekrassov trascina piano Arabella altrove.

ATTO QUARTO

Arabella e Nekrassov, di nuovo soli.

A : ho visto una donna stamattina
N : ah si? Strano detto da te
A : questa volta è diverso
N : infatti, non me lo racconti mai
A : era per strada, una ragazza come tante, eppure
N : eppure cosa? Non ti sembrava reale?
A : era realissima
N : dunque?
A : dunque aveva qualcosa di mio
N : queste ladruncole ormai sono ovunque, scommetto che hanno le braccia più lunghe del normale, riescono acciuffare una borsetta o un pettine in un attimo, e quando te ne rendi conto sono già lontane con quella loro corsa stramba e le braccia che gli penzolano di dietro con tutte le mercanzie del mondo!
A : non sono stata derubata da nessuna ladruncola
N : ah
A : dove hai visto quelle ladruncole con le braccia lunghe?
N : ancora da nessuna parte, ma se dovessi beccarle le rincorrerei, credo
A : come fai a dire che esistono se non le hai nemmeno viste
N : non so, so che ci sono. penso sia per via della mia coscienza al fosforo
A : si, può darsi
N : dunque, cosa aveva di tuo, quella ladruncola?
A : non era una ladruncola
N : si, scusa
A : aveva un mio rimorso
Nekrassov sbarra li occhi : non dovresti lasciare incustodite cose così personali, dove l’avevi lasciata?
A : appesa in una vetrina
N : dovresti fare attenzione alle tue cose
A : si, ero tornata apposta a controllare che fosse ancora li, e me la sono fatta prendere sotto gli occhi, mi sono distratta
N : vuoi che la rincorra?
A : l’ho già fatto io
N : non mi dire!
A : esatto. l’ho rincorsa e gliel’ho strappato di dosso
N : caspita, ci tenevi proprio tanto. Era tutto integro…questo rimorso? In genere la gente ci si pulisce le mani dopo aver raccolto le foglie per terra o dopo essersi infilata le dita nel naso, specie se non è il loro, lo usano come uno straccio
A : hai idea di che forma abbia un rimorso?
N : no
A : vuoi che te lo descriva?
N : no, questo non cambia l’uso che ne fanno gli altri
A : infatti, comunque si, si è un po’ strappato, ma non fa nulla. Non devo usarlo, devo solo custodirlo
N : dove l’hai messo ora?
A : l’ho chiuso in un baule, ho deciso che in quel baule metterò tutti i rimorsi, se dovessi averne ancora
N : credo che i rimorsi non siano cose buone, non dovresti predisporre addirittura un luogo dove custodirli. Sembra che ti aspetti che ne verranno altri
A : ne verranno, probabilmente
N : ti ripeto che non dovresti
A : tu ne hai? Di rimorsi intendo
N : forse si, forse no, non so che forma abbiano, non so riconoscerli
A : beato te, forse è meglio così
N : Gregorio saprebbe riconoscerli, lui è uno che sa un sacco di cose anche se non sembra
A : anche lui avrà i suoi rimorsi
N : è umido qui
A : dove siamo?
N : non so nemmeno come siano fatti i rimorsi, non posso sapere che posto sia questo
Arabella ci pensa un po’ su
N : e bada che questa volta l’ho detto bene, sono andato dal meno complesso – i rimorsi – al più complesso ovvero il luogo dove siamo
A : si, questa volta l’hai detto bene
N : dove siamo?
A : l’ho chiesto io a te prima, quindi non lo so
N : pensavo lo sapessi visto che sai riconoscere i rimorsi
A : è umido
N : l’ho già detto questo, di qualcosa di nuovo
A : è opalescente
N : si, da fastidio agli occhi
A : hai paura?
N : dove hai messo il baue?
A : non so era qui un minuto fa
N : no
A : ti dico che era qui!
N : rispondevo alla tua domanda. Non ho paura
A : nemmeno io
N : siamo soli, io e te e in un luogo umido e opalescente privato di un baule al cui interno c’é un rimorso strappato
A : è una poesia? Mi piace
N : te lo ripeto di nuovo, non sono poesie, sono avvenimenti. Descrizioni.
A : mi piace
N : di più della poesia di Gregorio?
A : si, di più della poesia di Gregorio
N : era orrenda, improvvisata, non si reggeva in piedi nemmeno a volerglielo concedere per pena
A : non essere duro con lui
N : tanto a lui che gli cambia? Lui esiste, non viene minimamente scalfito da quello che due pazzi inesistenti possano pensare
A : già, già. Quindi alla fine non siamo mai esistiti?
N : credo di no, e mi secca parecchio
A : mille fatiche inutili, a saperlo prima avrei passato tutti questi anni sdraiata su un divano a smaltarmi le unghie fino a rimanere stordiata dalle magnifiche esalazoni dello smalto
N : continui a creare rimorsi, vedo, non ti basterà un baule. Hai appena fatto della tua vita un enorme e succoso rimorso
A : se ti avessero detto, da bambino, che fra una decina d’anni avresti scoperto di non eisstere, che avresti fatto?
N : non l’hanno fatto
A : si ma che avresti fatto?
N : non l’hanno fatto, quindi non posso rispondere. Ma non rimpiango nulla.
A : mi serve un baule più grande
N : decisamente
A (si prende una pausa) : eppure siamo ancora qui
N : che vuoi dire?
A : non è forse questa, esistenza?
N : a quanto pare no
A : però parliamo
N : si
A : credi che possiamo anche toccarci?
N : non ti vedo, non saprei dove allungare la mano
A : oh, è vero
N : in realtà non vedo nemmeno la mia di mano
A : potresti dire dove sono, basandoti sulla mia voce?
N : a nord, e io?
A : a est
N : mi è sempre piaciuto l’oriente, Un giorno farò un viaggio da qualche parte in oriente
A : non puoi, nemmeno riesci a vederti le mani, come potrai prendere le valigie, e passare il biglietto aereo ai controllori?
N : già e poi loro non vedrebbero me
A : viaggeresti gratis, intrufolandoti ovunque senza fare il biglietto
N : non è poi male questa inesistenza, viaggi gratis!
A ( silenzio)
N : verrei a nord a trovarti, tanto è gratis!
A : (silenzio)
N : ci sei?
A : si
N : che hai?
A : mi secca che non riesca a vederti. Mi secca tremendamente
N : quando mi vedevi dopo un po’ che parlavamo abbassavi lo sguardo
A : adesso voglio vederti invece, e appoggiare la testa sulla spalla come faccio sempre
N : la mia spalla è a sud-est, vuoi provare?
A : che devo fare?
N : inclina la testa verso sud est e prova a sentire se trovi la mia spalla
A : si si! la sento!
N : e io sento il tuo peso! Che strano! Provo ad abbracciarti
A : non sento le tue braccia
N : devo aver abbracciato qualcun altro, c’e pieno di gente qui, hai notato?
A : si, non si vedono ma sono ovunque
N : sei sicura che sei appoggiata sulla mia spalla?
A : si
N : come lo sai?
A : perché so come è la tua spalla. C’e un ossicino che spunta che all’inizio da fastidio, ma poi diventa comodo quando ci fai l’abitudine
N : provo ad abbracciarti di nuovo
A : ecco si, ora forse si, ti sento
N : sei bellissima
A : nemmeno mi vedi
N : mi ricordo
A : che sto facendo ora?
N : qualsiasi cosa
A : indovinato!
N : questa era facile
A : perché?
N : perché non esistiamo, quindi qualsiasi cosa fai, non esiste
A : però ci stiamo toccando
N : si
A : significa qualcosa?
N : magari siamo solo ciechi
A : ho trovato il baule! E’ sempre stato qui, dovevo solo allungare la mano un po’ più in là
N : controlla che il rimorso sia ancora li, con tutta questa gente c’è il rischio che te l’abbiano preso
A : si si, è qui
N : lo hai visto o lo hai sentito?
A : non lo so, però è qui
N : fa una bella differenza
A : sai, sono molto più tranquilla ora che so che sei qui, e sento la tua spalla
N : non ti secca più?
A : no, potrei stare così per un bel po’, ti aspetterei quando mi vieni a trovare di ritorno dai tuoi viaggi gratis in oriente, e mi occuperei di te
N : non suona male come piano
A : no affatto, sto sorridendo
N : anche io
A : bene
N : sai, se non sapessi che non esisti, direi proprio che sei una tipetta reale. Direi “ecco, la vedete quella lì, quella tipetta che chiude quell’enorme baule – ci si siede sopra – e poi si controlla che le dita delle mani siano ancora tutte della stessa lunghezza, e si liscia la gonna per mandar via le pieghe, ecco, quella deve essere sicuramente reale, guardate come si muove, come volta la testa in modo spontaneo, esiste tutta.

FINE

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Nekrassov e Arabella Morgan

Arabella Morgan sedette un giorno al tavolo d’un Re, gli baciò la mano con cortesia, sorrise ingenua e gli rubò l’anello; si promise in sposa a quattro cortigiani, ne sposò due di martedì e vendette l’anello agli altri due: col ricavato comprò un loculo nel cimitero di San Giacomo.
Nekrassov ha ucciso un uomo e aspetta, in silenzio, d’esser perdonato.

Nekrassov capì di essere eterno un pomeriggio colto da una pioggia a sorpresa ripensando al fianco della donna che fu sua un pomeriggio uguale a quello in una camera d’albergo dove aveva piuttosto rievocato un altro pomeriggio precedente, ahimè assolato, altrove, con un altra donna; e di nuovo a quell’albero maestro di una nave dal quale si buttò.
Arabella Morgan e la sua bella lapide stanno, coperte di verde edera, nel cimitero di San Giacomo.

Arabella Morgan colse un giorno un fiore, vi staccò i petali ad un ad uno fingendo d’aver un uomo che l’amasse decidendo con quel gesto il suo fittizio amore per lei – ma non l’amava, disse l’ultimo petalo, quindi ne spezzò lo stelo e ne mangiò il pistillo (i fiori non vanno mai colti), quel fiore morì quel pomeriggio, e lei se ne tornò con la bocca amara.
Nekrassov impugna un martello e sta, nell’ombra, in un vicolo d’una città qualsiasi.

Nekrassov capì d’aver perso il suo tempo quel pomeriggio di pioggia quando s’era soffermato su un precedente pomeriggio passato altrove, a pensare al fianco della donna che fu sua per quell’attimo con neanche troppa convinzione e le/si disse tra se:  ma tu chi sei? perche non piangi, ora, che ne avresti motivo?
Arabella Morgan sta, distratta e seminuda, tra la gente del porto.

Arabella morgan si vestì da uomo un giorno, perché non si sentiva donna o forse perché stufa d’esserlo – donna forse, non lo era mai stata veramente – e bevve spiriti, fumò tabacco e imprecò il buon Dio per quattro giorni; al quinto – che non si ricordava più d’essere stata donna, un tempo – il suo piccolo cuore le sussurrò piano che non sarebbero stati insieme ancora per molto.
Nekrassov acquista un anello da una cortigiana, alla corte d’un Re, dopo esser stato promesso in sposo a quella cortigiana.

Nekrassov partì per mare, in giugno, che faceva ancora freddo e nessuno voleva crederci tanto che si schermavano gli occhi con certi vetri scuri e urlavano vittoria ad ogni passante amabile che concedeva il suo piccolo seno agli avventori; s’arrampicò sull’albero maestro e lì rimase, per più di due mesi.
Arabella Morgan non piange, e mai lo farà.

Arabella Morgan s’è drogata stamattina, il cielo ha il colore della sua pelle, le guance quello delle nuvole che dicono che pioverà; adescava i passanti ma s’e dimenticata di togliersi il camuffamento da uomo, solo un ragazzetto biondo le ronzava intorno incuriosito.
Nekrassov, incredulo e deluso, si butta dall’albero maestro della goletta in balìa della tempesta.

Nekrassov venne derubato di un anello che acquistò alla corte d’un Re, da un contendente come lui: con pochi sogni sbiaditi nelle tasche e una donna da baciare una domenica al mese senza pretese, e da dimenticare per il resto della settimana; seguì il contendente fino a perderne le tracce in una città qualsiasi.
Arabella Morgan sta, stordita e persa, in un vicolo nell’ombra di una città qualsiasi

Arabella Morgan fece l’amore con un ragazzo una volta, aveva gli occhi chiari e sbarrati e le labbra di una scultura folle e stupenda, “ecco vedi, nonostante questo tu non sei nulla, io non sono nulla” gli disse mentre quello era intento a passare il suo indice pallido sul fianco di lei, perso in pensieri da innamorato.
Nekrassov viene trovato in mare a largo dell’Irlanda, il suo corpo.

Nekrassov colpì più volte una sagoma barcollante di vicolo scuro una notte, quella emise versi striduli prima di morire e quando il copricapo cadde sul selciato una chioma riccia di donna sanguinò a terra, grandi occhi tristi e un piccolo seno tradirono l’identità nascosta di donna.
Arabella Morgan si sveglia in un letto dopo una notte d’amore, ma è sola.

Nekrassov e Arabella Morgan non si sono mai amati.