Nekrassov e Arabella Morgan

di Marcello D'Onofrio

Arabella Morgan sedette un giorno al tavolo d’un Re, gli baciò la mano con cortesia, sorrise ingenua e gli rubò l’anello; si promise in sposa a quattro cortigiani, ne sposò due di martedì e vendette l’anello agli altri due: col ricavato comprò un loculo nel cimitero di San Giacomo.
Nekrassov ha ucciso un uomo e aspetta, in silenzio, d’esser perdonato.

Nekrassov capì di essere eterno un pomeriggio colto da una pioggia a sorpresa ripensando al fianco della donna che fu sua un pomeriggio uguale a quello in una camera d’albergo dove aveva piuttosto rievocato un altro pomeriggio precedente, ahimè assolato, altrove, con un altra donna; e di nuovo a quell’albero maestro di una nave dal quale si buttò.
Arabella Morgan e la sua bella lapide stanno, coperte di verde edera, nel cimitero di San Giacomo.

Arabella Morgan colse un giorno un fiore, vi staccò i petali ad un ad uno fingendo d’aver un uomo che l’amasse decidendo con quel gesto il suo fittizio amore per lei – ma non l’amava, disse l’ultimo petalo, quindi ne spezzò lo stelo e ne mangiò il pistillo (i fiori non vanno mai colti), quel fiore morì quel pomeriggio, e lei se ne tornò con la bocca amara.
Nekrassov impugna un martello e sta, nell’ombra, in un vicolo d’una città qualsiasi.

Nekrassov capì d’aver perso il suo tempo quel pomeriggio di pioggia quando s’era soffermato su un precedente pomeriggio passato altrove, a pensare al fianco della donna che fu sua per quell’attimo con neanche troppa convinzione e le/si disse tra se:  ma tu chi sei? perche non piangi, ora, che ne avresti motivo?
Arabella Morgan sta, distratta e seminuda, tra la gente del porto.

Arabella morgan si vestì da uomo un giorno, perché non si sentiva donna o forse perché stufa d’esserlo – donna forse, non lo era mai stata veramente – e bevve spiriti, fumò tabacco e imprecò il buon Dio per quattro giorni; al quinto – che non si ricordava più d’essere stata donna, un tempo – il suo piccolo cuore le sussurrò piano che non sarebbero stati insieme ancora per molto.
Nekrassov acquista un anello da una cortigiana, alla corte d’un Re, dopo esser stato promesso in sposo a quella cortigiana.

Nekrassov partì per mare, in giugno, che faceva ancora freddo e nessuno voleva crederci tanto che si schermavano gli occhi con certi vetri scuri e urlavano vittoria ad ogni passante amabile che concedeva il suo piccolo seno agli avventori; s’arrampicò sull’albero maestro e lì rimase, per più di due mesi.
Arabella Morgan non piange, e mai lo farà.

Arabella Morgan s’è drogata stamattina, il cielo ha il colore della sua pelle, le guance quello delle nuvole che dicono che pioverà; adescava i passanti ma s’e dimenticata di togliersi il camuffamento da uomo, solo un ragazzetto biondo le ronzava intorno incuriosito.
Nekrassov, incredulo e deluso, si butta dall’albero maestro della goletta in balìa della tempesta.

Nekrassov venne derubato di un anello che acquistò alla corte d’un Re, da un contendente come lui: con pochi sogni sbiaditi nelle tasche e una donna da baciare una domenica al mese senza pretese, e da dimenticare per il resto della settimana; seguì il contendente fino a perderne le tracce in una città qualsiasi.
Arabella Morgan sta, stordita e persa, in un vicolo nell’ombra di una città qualsiasi

Arabella Morgan fece l’amore con un ragazzo una volta, aveva gli occhi chiari e sbarrati e le labbra di una scultura folle e stupenda, “ecco vedi, nonostante questo tu non sei nulla, io non sono nulla” gli disse mentre quello era intento a passare il suo indice pallido sul fianco di lei, perso in pensieri da innamorato.
Nekrassov viene trovato in mare a largo dell’Irlanda, il suo corpo.

Nekrassov colpì più volte una sagoma barcollante di vicolo scuro una notte, quella emise versi striduli prima di morire e quando il copricapo cadde sul selciato una chioma riccia di donna sanguinò a terra, grandi occhi tristi e un piccolo seno tradirono l’identità nascosta di donna.
Arabella Morgan si sveglia in un letto dopo una notte d’amore, ma è sola.

Nekrassov e Arabella Morgan non si sono mai amati.

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